Quando utilizzare integratori di vitamina D? Come e quando assumerla

Gli integratori di vitamina D sono generalmente suggeriti in condizioni di grave carenza (ipovitaminosi) o addirittura deficienza di questo ormone assolutamente necessario al mantenimento in buona salute dell’intero organismo.

Nel caso in cui non esista alcuna possibilità di esporsi al sole, che rappresenta la prima e fondamentale fonte di assimilazione della vitamina D (attraverso la sintesi di questo macronutriente nella cute a partire dall’esposizione ai raggi UVB), o in cui non si possano assumere gli alimenti che la contengono, gli integratori rappresentano un fondamentale supporto per evitare pericolosi stati carenziali.

In particolare ad alcune latitudini, o nel caso di persone che per varie ragioni non possono esporsi al sole o uscire all’aperto, può essere opportuno richiedere al proprio medico di fiducia se sia necessario assumere un maggiore quantitativo di vitamina D attraverso integratori specifici.

Gli integratori di vitamina D 

In linea generale, gli integratori di vitamina D possono contenere questo ormone in due diverse forme:

  • L’ergocalciferolo, o vitamina D2, che è di origine vegetale e fungina
  • Il colecalciferolo, o vitamina D3, che è di origine animale

A prescindere da quale delle due forme di vitamina D venga assunta, essa diventerà biologicamente attiva soltanto a seguito di una cosiddetta “doppia idrossilazione”, prima a livello epatico e poi renale.

Una volta attivata, la vitamina D si comporterà in tutto e per tutto come un ormone e, agendo in particolar modo a livello intestinale, esalterà l’assorbimento del calcio contribuendo a un’adeguata mineralizzazione (e dunque alla salute) di ossa e denti.

Talvolta, può accadere che integratori di vitamina D uniti a supplementi di calcio siano suggeriti a donne in menopausa come supporto alla prevenzione dell’osteoporosi, ma l’ipovitaminosi D può colpire trasversalmente la popolazione ambosessi e virtualmente di qualunque età. Ecco perché non andrebbe mai sottovalutata!

I fattori che contribuiscono all’ipovitaminosi D

Va inoltre considerato che esistono fattori che possono contribuire alla carenza di vitamina D, e che dunque dovrebbero essere sempre attentamente valutati nell’eventualità di assumere appositi integratori.

I più comuni includono:

  • Insufficiente esposizione al sole
  • Insufficiente apporto alimentare
  • Ridotta capacità di assorbimento a livello intestinale, di norma causata da patologie da malassorbimento come morbo di Crohn, Orlistat, Colestiramina
  • Patologie renali croniche che possono inficiare la capacità di attivare la vitamina D
  • Carnagione scura, poiché la melanina ostacola la sintesi cutanea
  • Obesità, poiché il tessuto adiposo “sequestra” la vitamina D proporzionalmente alla sua massa
  • Abuso cronico di lassativi, che altera la capacità di assorbimento a carico dell’intestino
  • Osteomalacia
  • Rachitismo
  • Ipofosfatemia familiare
  • Psoriasi
  • Insufficienza renale cronica con conseguenti problemi a carico delle ossa
  • Sindrome di Fanconi
  • Iperparatiroidismo secondario causato proprio da scarsi livelli di vitamina D
  • Ipocalcemia causata da ipoparatiroidismo

I sintomi della carenza di vitamina D

Andrà inoltre prestata particolare attenzione alla comparsa di sintomi che potrebbero essere causati proprio da un insufficiente apporto di vitamina D nell’organismo.

I più tipici sintomi dell’ipovitaminosi D comprendono:

  • Dolori muscolari
  • Fragilità ossea
  • Fragilità dentale
  • Debolezza generalizzata
  • Osteoporosi oppure osteopenia
  • Stati depressivi causati dall’abbassamento dei livelli di serotonina
  • SAD (Disturbo Affettivo Stagionale), tipico dei mesi invernali, in cui l’assorbimento di vitamina D da esposizione al sole è inevitabilmente ridotto

Le categorie più a rischio di ipovitaminosi D

Ferma restando la necessità di ogni individuo di assumere giornalmente la corretta quantità di vitamina D, esistono alcune categorie della popolazione che, a causa di una serie di fattori, sono più soggette a stati carenziali di questo importante macronutriente e che potrebbero quindi trovare beneficio nell’assunzione di integratori, laddove l’esposizione al sole e il consumo di alimenti ricchi di vitamina D non dovessero rivelarsi sufficienti.

Le categorie di persone che sono considerate più a rischio di ipovitaminosi D sono:

  • Le popolazioni che vivono nei Paesi nordici, in cui l’irradiazione solare è limitata
  • I bambini che non trascorrono sufficiente tempo all’aperto
  • Gli adulti che non trascorrono troppo tempo all’aperto
  • Le donne in menopausa, a causa di una fisiologica diminuzione della sintetizzazione della vitamina D da parte dell’organismo
  • Gli anziani sopra i settant’anni di età

In conclusione…

Gli integratori di vitamina D dovrebbero essere assunti esclusivamente da individui che presentano una carenza reale, ossia rilevata attraverso opportuni esami del sangue. Dal momento che la vitamina D è liposolubile e ha anche funzioni ormonali, il coinvolgimento di un professionista medico è sempre necessario.

Integrare questa vitamina nel caso in cui essa fosse già presente nell’organismo a livelli normali non soltanto sarebbe totalmente inutile, ma potrebbe persino rivelarsi pericoloso nel caso producesse un’ipervitaminosi.

Ecco quindi che l’intervento di uno specialista permetterà di valutare concretamente l’eventuale stato carenziale del paziente senza alcun rischio che un eccesso di vitamina D vada a depositarsi nei tessuti, alterando i delicati equilibri metabolici dell’organismo

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