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Soffri di bruxismo o malocclusione dentale?

Non sottovalutare il problema: rivolgiti ai nostri studi dentistici dove troverai esperti in gnatologia

La gnatologia è la branca dell’Odontoiatria specializzata nella prevenzione, diagnosi, trattamento e riabilitazione delle condizioni che compromettono il corretto funzionamento e la stabilità dell’apparato stomatognatico. In breve, si occupa dei disturbi che alterano la funzione dell’articolazione temporomandibolare (ATM), che collega la mandibola al cranio permettendo di compiere movimenti, masticatori, mimici e di deglutizione.

In condizioni normali, il movimento di apertura della bocca avviene grazie alla rotazione e allo scivolamento anteriore dei condili e, contemporaneamente, dei dischi adesi alla testa dei condili stessi. Possono però sussistere condizioni definibili come patologiche, come le malocclusioni (ossia scorrette posizioni dei denti), alterati funzionamenti della muscolatura e processi patologici a carico dei condili e dei dischi articolari che determinano disfunzioni all’ATM definite “temporomandibolari” (DTM). Queste disfunzioni si classificano secondo tre categorie: di tipo muscolare, articolare oppure osseo.

Ecco come distinguerle.

  1. Disturbi muscolari, come nel caso del cosiddetto “open lock”, per il quale il paziente non riesce a chiudere la bocca e rimane bloccato nella “posizione dello sbadiglio”; o ancora, contrazioni prolungate o tensioni a carico dei muscoli masticatori.
  2. Disturbi articolari, come rumori all’apertura della bocca (click, fruscio), difficoltà a masticare, a parlare, cefalee, mal d’orecchio.
  3. Disturbi ossei, come per esempio l’ipoplasia (ridotto sviluppo di un organo), che porta ad avere un condilo iposviluppato.

I campanelli d’allarme che potrebbero indicare una disfunzione temporo-mandibolare (DTM)

Le DTM e si caratterizzano in genere per tre sintomi principali:

  • Dolore ai muscoli masticatori nella regione pre-auricolare.
  • Limitazione o alterazione della normale funzione muscolare.
  • Rumori articolari, come il classico “click” che avviene all’apertura della bocca.

Inoltre, le persone che soffrono di DTM possono lamentare cefalea, vertigini, tensione a livello del collo e dolore facciale diffuso.

Nessuno di questi campanelli d’allarme dovrebbe essere ignorato!

Laddove vi sia il sospetto della presenza di un DTM, l’approccio dovrebbe invece essere multidisciplinare e coinvolgere l’odontoiatria, il chirurgo maxillo-facciale, il fisiatra e il fisioterapista. In alcuni casi, potrebbe essere necessario richiedere la consulenza anche di neurologo, otorinolaringoiatra e osteopata al fine di ottenere una diagnosi corretta e un trattamento integrato.

Cos’è la malocclusione dentale?

Una delle condizioni trattate dalla gnatologia è la malocclusione dentale, ossia il contatto irregolare tra i denti dell’arcata superiore e inferiore. A causa di questo squilibrio tra mascellare superiore ed inferiore, alla chiusura della bocca gli elementi dentali si presentano disallineati.

Esistono tre tipologie di malocclusione dentale:

  • Di primo grado: è la tipologia più comune e si distingue per una lieve anomalia del morso. Tipicamente, in questi casi l’arcata dentale superiore sovrasta di poco quella inferiore.
  • Di secondo grado: è caratterizzata da affollamento dentale e posizionamento anomalo dei denti e dello spazio tra di essi. Si verifica quando l’arcata superiore sovrasta in modo notevole quella inferiore.
  • Di terzo grado: chiamata anche progenismo o morso inverso, è la condizione più grave. Si manifesta con un notevole avanzamento dei denti sull’arcata mandibolare rispetto a quelli dell’arcata mascellare, ed è la condizione che genera maggiori disturbi a livello estetico e funzionale.

Anche il morso aperto è una condizione di grave malocclusione (più precisamente di tipo verticale) e si verifica quando i denti dell’arcata superiore non toccano quelli dell’arcata inferiore, producendo conseguenze negative sull’estetica e funzionalità di tutta la bocca, che non riesce a chiudersi completamente secondo l’occlusione dentale corretta. Si tratta di una delle malocclusioni dentali più comuni tra gli adulti e può rivelarsi particolarmente difficoltosa da risolvere.

Un esempio di tale complessità clinica è rappresentato dal morso aperto anteriore, una condizione spesso retaggio di abitudini neonatali (utilizzo prolungato del ciuccio o suzione di uno o più dita) che porta i settori anteriori di entrambe le arcate dentali a non toccarsi tra loro e la lingua a interporsi tra le arcate dentali durante la deglutizione. Per risolvere questa severa malocclusione sarà necessario realizzare innanzitutto un gig anteriore e avvalersi poi dell’Ortodonzia, utilizzando opportuni allineatori, per risolvere infine il caso con la creazione di protesi dentali.

Ovviamente non tutti i casi di malocclusione sono così severi, ma non percepire il problema non significa non soffrirne!

È quindi importante non trascurare sintomi quali problemi alla masticazione, dolore alla mandibola, affollamento dentale con predisposizione alla carie, insorgenza di frequenti gengiviti e persino di parodontite, secchezza di gola e fauci (risultato della tendenza a respirare con la bocca anziché con il naso). Infine, non va dimenticato che la malocclusione dentale può avere ripercussioni anche sulla colonna vertebrale, dando luogo a mal di schiena, e sull’apparato respiratorio, portando all’insorgenza di riniti, sinusiti, tosse cronica e asma.

Una consulenza gnatologica ti permetterà di ottenere una diagnosi certa e di individuare il trattamento più adeguato a riportare i tuoi denti nella loro corretta posizione: negli studi dentistici partner del marchio IMI-EDN sono disponibili tecnologie innovative e strumentazioni evolute come gli scanner intraorali 3D che, attraverso la dettagliata riproduzione digitale delle arcate dentali e del morso, consentono un’analisi precisa dell’occlusione – accertandone le cause e il migliore approccio terapeutico.

Cos’è il bruxismo?

La gnatologia si occupa anche del trattamento del bruxismo, una condizione specifica che porta al digrignamento dei denti e allo sfregamento tra arcata dentale superiore e inferiore. Si tratta di contrazione involontaria dei muscoli temporomandibolari, le cui cause non sono totalmente chiare: si ritiene che possa essere il risultato di forti stati d’ansia o di stress, di disturbi del sonno o del disallineamento tra le arcate e, spesso, di precontatti tra gli elementi dentari (denti che “toccano prima tra di loro, il caso più frequente è quello dei denti del giudizio).

Il bruxismo tende a manifestarsi prevalentemente di notte, durante il sonno quando, in maniera inconsapevole, l’apparato stomatognatico cerca una posizione che sia il più “comoda” possibile. Nei casi più severi, la tendenza a stringere e digrignare i denti può verificarsi anche durante il giorno e non per forza in concomitanza dell’attività fisica, ma anche durante momenti che, ad esempio, richiedono da parte nostra una particolare concentrazione.

Le sue conseguenze sono gravi: lesioni, abrasioni, usura dello smalto dentale o persino frattura dei denti coinvolti; aumento della sensibilità dentale; dolore alla mascella; dolori auricolari, al collo e persino alla schiena; mal di testa.

Spesso, un’adeguata gestione del bruxismo prevede la correzione di eventuali malocclusioni dentali al fine di ridurre i punti di contatto anomali tra i diversi elementi. In altri casi, un approccio per contrastare l’abrasione dentale è la cosiddetta “three-step technique”, un protocollo ideato dalla dott.ssa Vailati basato sull’utilizzo di faccette e protesi dentali .

Oggi la riabilitazione nei casi di bruxismo può essere gestita più semplicemente ed in maniera indolore e immediata grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie come scanner intraorali, fresatori e stampanti 3D. Scopri come

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Step 1: mock-up ed estetica.

Vengono effettuate scansioni 3D dei denti con l’ausilio di scanner intraorali al fine di creare un modello virtuale che simula precisamente la bocca del paziente. A partire da questo mock-up si realizzano poi, grazie ad un flusso interamente digitale ed a fresatori  ad altissima precisione,  manufatti protesici che vanno a “colmare” le parti di dente danneggiate.

Step 2: restauro posteriore.

Si agisce a questo punto su molari e premolari incollando agli elementi dentali usurati questi materiali estetici chiamati intarsi (oppure “onlay”), prima provvisori e poi definitivi. In tal modo, si aumenta il volume verticale disponibile e si genera lo spazio necessario alla ricostruzione degli elementi dentali anteriori.

Step 3: restauro anteriore.

È la fase di intervento sulle superfici masticatorie erose di canini e incisivi con l’applicazione di faccette palatali (ed eventualmente anche vestibolari).

Questo tipo di approccio terapeutico è un protocollo evoluto che porta con sé molteplici vantaggi: è rapido, scarsamente invasivo, non richiede quasi mai anestesia e non prevede che il paziente si sottoponga a un tradizionale intervento di protesica. In più, agisce sui denti naturali, senza indebolirli né tantomeno rimuoverli.

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