Spesso si tende ad associare l’ortodonzia ad una pura questione estetica, ma il suo obiettivo finale dovrebbe essere anche funzionale legato, quindi, alla salute del cavo orale; lo scopo primario del trattamento ortodontico è infatti ripristinare una corretta occlusione, allineare i denti ed eliminare l’affollamento dentale.
Avere i denti mobili a causa della parodontite non significa necessariamente dover rinunciare all’ortodonzia. Tuttavia, la condizione fondamentale è che la malattia parodontale venga prima accuratamente diagnosticata e trattata. Solo dopo aver debellato l’infiammazione e stabilizzato la salute del parodonto – l’insieme di tessuti che sostengono i denti – sarà possibile decidere se e come muovere gli elementi in sicurezza tramite le tecniche più adeguate
Per questo motivo, il percorso deve essere strettamente personalizzato e non può limitarsi alla sola valutazione estetica della bocca.
Il legame tra affollamento dentale e salute delle gengive
Perché i denti storti favoriscono la placca e l’infiammazione?
Quando i denti sono affollati, ruotati o inclinati, la pulizia quotidiana si complica: alcune superfici risultano più difficili da raggiungere sia con lo spazzolino sia con il filo interdentale o lo scovolino. La placca batterica ed il tartaro tendono così ad accumularsi nelle zone meno accessibili, aumentando il rischio di gengivite e, nei pazienti predisposti, l’insorgenza o il peggioramento della parodontite.
Sebbene l’affollamento dentale non sia la causa primaria della malattia parodontale, costituisce senz’altro un fattore di rischio importante che rende più complessa l’igiene quotidiana ed il mantenimento dei risultati terapeutici nel tempo.
Come il disallineamento può influire sui tessuti di supporto?
La posizione dei denti influisce direttamente sia sulla gestione dell’igiene sia sulla distribuzione delle forze durante la masticazione.
Nei pazienti che hanno già subito una perdita d’osso, un dente inclinato o spostato scarica le forze masticatorie in modo meno uniforme. Su tessuti parodontali con un supporto osseo già ridotto, questi sovraccarichi meccanici (traumi occlusali) possono accelerare ulteriormente il riassorbimento dell’osso. L’ortodonzia interviene proprio per riequilibrare questi carichi. Inoltre, rende le superfici dentali più facilmente raggiungibili per eseguire correttamente le manovre di igiene orale sia domiciliare sia professionale.
Prima si cura la parodontite, poi si valuta l’ortodonzia
In presenza di parodontite attiva, l’ortodonzia non dovrebbe essere mai iniziata senza aver prima gestito l’infiammazione. Applicare forze ortodontiche su tessuti parodontali non stabilizzati può aumentare la complessità del trattamento, accelerare la perdita di osso e compromettere seriamente la predicibilità dei risultati; specialmente a fronte di una diagnosi incompleta di supporto radiografico tridimensionale.
Inoltre, in presenza di un’infiammazione non controllata, lo spostamento dei denti potrebbe non risultare stabile nel tempo, con il rischio di investire inutilmente tempo e risorse economiche.
Il primo passo consiste quindi in una valutazione parodontale completa, che deve comprendere il sondaggio gengivale, gli esami radiografici e, quando indicato, specifici test di laboratorio -microbiologici, enzimatici, genetici ed ormonali -.
In caso di infiammazione parodontale attiva è opportuno eliminare prima i depositi di placca e tartaro e stabilizzare la salute dei tessuti di sostegno. Oggi questo è possibile in modo duraturo ed indolore attraverso il protocollo personalizzato biologicamente guidato Perioblast™.
Gli allineatori trasparenti sono indicati in caso di parodontite?
Gli allineatori trasparenti rappresentano l’opzione più adeguata nei pazienti parodontali, non solo perché possono essere rimossi durante i pasti facilitando l’igiene orale quotidiana ma anche perché esercitano forze estremamente più equilibrate rispetto agli apparecchi ortodontici tradizionali, risultando così più delicati nei confronti del parodonto.

La loro maggiore praticità, tuttavia, non significa che siano automaticamente indicati in tutti i casi di parodontite o di affollamento dentale. La scelta dipende da diversi fattori:
- grado di mobilità dei denti;
- quantità e qualità dell’osso residuo;
- biotipo gengivale;
- complessità del disallineamento;
- tipo di movimenti necessari;
- capacità del paziente di seguire correttamente le indicazioni;
- necessità di controlli parodontali e ortodontici frequenti.
Durante il trattamento con allineatori è più che mai indispensabile praticare un’igiene orale accurata e rispettare il programma di mantenimento parodontale che, spesso, può prevedere sedute più ravvicinate rispetto al solito. Gli allineatori, infatti, non eliminano il rischio di infiammazione, anzi, per tutta la durata del trattamento ortodontico il controllo degli indici di placca e di sanguinamento deve essere gestito.
Anche se si tratta di mascherine removibili è bene specificare che, per assicurare il buon esito del trattamento, gli allineatori devono essere mantenuti in posizione almeno 22 ore al giorno e tolti solo in occasione dei pasti e dell’igiene orale. Soprattutto all’inizio del trattamento ci può essere un po’ di indolenzimento della bocca, ma è importante resistere in modo da non rallentare il processo di spostamento degli elementi dentali.
Che ruolo può avere la bio-ortodonzia funzionale?
Nelle bocche che hanno subito infiammazioni di tipo parodontale è ancora più importante ricorrere ad approcci ortodontici bio-funzionali, orientati a considerare non soltanto la posizione dei denti, ma anche il rapporto tra dentatura, arcate, occlusione e funzioni della bocca.
Questo tipo di valutazione dovrebbe prendere in esame:
- masticazione;
- deglutizione;
- posizione e funzione della lingua;
- respirazione;
- rapporto tra le arcate dentarie;
- distribuzione dei contatti occlusali;
- stabilità dell’occlusione.
Nei pazienti con una storia di parodontite è particolarmente importante programmare movimenti graduali e controllati, compatibili con la quantità di osso e con le condizioni dei tessuti di supporto.
La bio-ortodonzia funzionale non è un trattamento standard uguale per tutti. Tiene conto delle esigenze estetiche e funzionali del paziente, della storia clinica della bocca e della risposta dei tessuti al trattamento.
Domande frequenti su ortodonzia e parodontite
L’ortodonzia non causa automaticamente la perdita dei denti. Il rischio aumenta soprattutto quando la parodontite è attiva, l’infiammazione non è controllata o il trattamento viene eseguito senza considerare le condizioni dei tessuti di supporto. Per questo è necessaria una valutazione parodontale prima di iniziare.
Non esiste un intervallo uguale per tutti. In genere è necessario attendere il tempo sufficiente per completare la terapia iniziale e verificare, attraverso una rivalutazione clinica e la ripetizione dei test enzimatico e microbiologico, che l’infiammazione sia sotto controllo. La tempistica dipende dalla gravità della malattia e dalla risposta individuale al trattamento.
Nella maggior parte dei casi possono essere presi in considerazione, ma la perdita d’osso richiede una valutazione particolarmente accurata ed eventuali terapie di sostegno, anche nutraceutiche ed integrative. Non è possibile stabilire l’idoneità degli allineatori senza esaminare gengive, mobilità dentale, occlusione e quantità di tessuto di supporto residuo.
Presso i centri IMI-EDN è possibile richiedere una valutazione personalizzata, con check-up parodontale e ortodontico, per individuare il percorso più adatto alla propria situazione.
Il trattamento viene definito esclusivamente dopo una visita clinica e gli eventuali esami diagnostici necessari.
Articolo revisionato dallla dott.ssa Marialaura Martelli odontoiatra nella sede IMI-EDN di Firenze


